domenica 11 marzo 2012

Giornata Missionaria Diocesana


Non è mai facile concentrare e trasmettere in pochi minuti un'esperienza tanto grande, come quella vissuta in Rwanda nel progetto Amahoro. Case che come le definsice d.Daniele Gianotti sono l'espressione ruandese delle case della nostre carità. Allora credo che diventi importante fare una scelta, prendere un aspetto dei tanti vissuti... e cercare di restituirvi quello.
E quest'oggi scelgo di portarvi qualcosa di cui si parla sempre troppo poco.La fatica.
Una parola dimenticata, che non ci piace pronunciare, perchè spaventa e fa paura.
La scelgo perchè me lo suggeriscono le letture: come nel Vangelo, dove Gesù si trova a fare i conti con un mercato nel tempio... e li, davanti a quella scena non capisce, soffre e si arrabbia.Insomma fa fatica a starci.
Preparando questa testimonianza mi sono chiesto: “Quante volte nella bellezza di quell'anno tra i poveri ho provato questi sentimenti? Quante volte non ho capito, arrabbiandomi, piangendo o magari giudicando? Oppure in questi mesi in cui mi affanno per ritrovare il mio posto qui in Italia,a Correggio,quanta fatica provo.
Ho sperimentato come l'essere straniero ti metta a nudo; ti mostra al mondo nel tuo vero essere, nei tuoi pregi ma anche e soprattutto nei tuoi difetti: ma è li che puoi cogliere una grande occasione per crescere. l'incontro con l'altro, diventa una preziosa palestra di vita. Il fare fatica credo sia un passaggio obbligato:lo è stato nel lasciare la mia famiglia e i miei affetti, nel darmi il tempo di entrare in una realtà e in una cultura che non era la mia e lo è stato anche nel momento di rientrare, e di ricominciare qui. E' una tappa imprescindibile la sofferenza. Che certo ci vorremmo evitare ma che ci rende davvero "liberi". E' la via della croce, che risuona e ci scuote in questo tempo di Quaresima. Quel calvario che in Rwanda hanno toccato da vicino, ma che se ci pensiamo ritorna in ogni passaggio della nostra vita: un esame per lo studente, un parto per la madre, l'educazione di un figlio per una coppia...e tutto ciò che ci costa sacrificio.
“Soffrire è un po' morire'” per aprire però orizzonti più grandi. Per me il Vangelo è in fondo questo.
Allora nel ringraziarvi del sostegno e delle preghiere durante tutti questi mesi vi affido al Signore certo che saprà dare un volto, un nome e un compimento ad ogni nostra sofferenza vissuta fino in fondo.
Buon cammino verso la Pasqua.

Matteo

venerdì 16 dicembre 2011

Come un presepe spaiato


Dicembre è cominciato solo da pochi giorni, ma qui a casa mia quelle lucine di tutti i colori che si accendono e si spengono in modo sempre diverso, sono già abbracciate al corrimano delle scale che portano alla porta d'ingresso. Ricordo con stupore quasi fosse ieri, come in Rwanda non ci fosse nulla in quei gironi che ci facesse pensare all'imminente arrivo del Natale. L'abitudine europea mi portava a “cercare” qualche segno, una qualsiasi traccia, che qui in maniera sfacciata è così facile incontrare. Una sobrietà diversa, perduta, che forse dovremmo cercare di recuperare: la notte di quella Vigilia di un anno fa passata a Mukarange, dopo la Messa delle 18.30, perchè là poi tutti devono tornare a casa, e una cena frugale, ci spostiamo in cappellina, seguendo gli ospiti che si muovono sicuri ed eccitati. I più piccoli in attesa si siedono composti al fianco dell'altare.. arriva una sedia, e qualche addobbo riciclato: quella sarà la capanna. Poi Mediatrice, responsabile di casa comincerà a disporre statuette diverse, più alte e più basse, di un presepe semplice e spaiato. Sembra manchi giusto qualche minuto a mezzanotte, e una candela si accende.
L'emozione è tanta,ma è ancora il momento di mettere il piccolo bambino che tutti bramano vedere.
Già un presepe arrabattato e un po' spaiato. Però il più bello che abbia mai visto.
Soprattutto vero, come lo era Gesù, in quella stalla, adagiato in una mangiatoia.
Ecco allora, ricordando il Rwanda e le case Amahoro, credo che l'invito che ci viene da questo Natale, sia di lasciarci “spaiare”:dalle nostre certezze,dai nostri privilegi e dalle nostre perfezioni. La crisi che ha colpito il nostro paese è sicuramente pesante, proprio perchè scombina il nostro presepe pefetto. Metafora di una vita fino ad oggi tanto comoda. Viviamola come un'opportunità questa crisi, arrivata per spaiarci. Non importa se non “vinceremo” questa volta: anzi, oggi come non mai, penso ci sentiremo più vicini a Lui che viene tra noi, povero tra i poveri.
Il Signore ci conceda di essere quel presepe diverso, capace di accogliere al nostro fianco anche quelle statuette che non vorremmo mai accanto noi, come gli stranieri, ma anche i fratelli di altre religioni, i colleghi di lavoro, gli ultimi che nessuno avvicina mai..

A voi, e alle vostre famiglie, l'augurio di un Natale di pace.

Un abbraccio a ciascuno!
 
Matayo

mercoledì 30 novembre 2011

Incontro Gruppo Amahoro
Domenica 11 dicembre dalle ore 9.30 alle 17.00
Parrocchia di Castellazzo
 
Programma della giornata:
 9.30 messa in Parrocchia
10.45 presentazione della giornata e definizione proposta Campi Estivi
11.15 "Uno sguardo agli inizi del Progetto Amahoro alla ricerca della Parola, dello spirito e dei principi che hanno guidato le scelte del progetto" (ci aiuta Suor Maria Giovanna)
12.30 pranzo
14.00 lavori di gruppo
15.30 condivisione dei lavori di gruppo
16.15 vespri e saluti
I lavori di gruppo del pomeriggio saranno incentrati su 4 temi.
Per ogni tema abbiamo formulato delle domande che ci possono aiutare nella riflessione.
Tutti sono invitati a rifletterci su.
Speriamo che tutti veniate ma nel caso che qualcuno non possa, mi potete mandare per mail le vostre riflessioni.
Poi dato che l'11 ognuno dovrà scegliere un gruppo, è possibile consegnare le proprie riflessioni sugli altri temi a chi parteciperà agli altri gruppi in modo che questo possa aiutare nella riflessione.
L'obiettivo dei gruppi non è decidere delle linee ma riflettere e formulare delle proposte concrete che verranno poi discusse negli incontri che faremo da qui a maggio.
Questo percorso di riflessione lo potremmo concludere nella giornata nella quale saremo chiamati ad essere presenti a Pietravolta nel mese di Maggio.
  1. Aspetto Spirituale: Come accompagnare il cammino spirituale delle case? Cosa possiamo fare per la formazione delle ragazze e dei volontari? E per l’animazione delle centrali? Quale rapporto da tenere con le ragazze e con il responsabile? Cosa cambia con la presenza dello Statuto?
  2. Animazione del territorio: Come possiamo essere sempre di più fermento per la nostra Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla? Possiamo pensare a modalità nuove per ritrovarci? Come possiamo fare sensibilizzazione sul territorio? A cosa siamo chiamati? In che modo ci possiamo relazionare con il Gruppo Padre Tiziano?
  3. Scelte economiche: Quali criteri ci possiamo dare per il sostentamento/mantenimento delle case? Cosa rientra nelle spese ordinarie? Per i lavori e per la scuola quali criteri? I progetti per il sostentamento locale (mucche, chiosco ecc) in che ottica continuano, si sviluppano o si concludono? E’ possibile strutturarsi un po’ di più per trovare fondi? E’ giusto sostenere sempre al 100% le spese? E quali spese?
  4. Volontari: Come cercare nuovi volontari? Come e quando siamo presenti a Villa Borettini? A che cadenza fare visita alla Case? La nostra presenza là come si può sviluppare? Possiamo stimolare le Case della Carità per una presenza di maggiore accompagnamento delle Case Amahoro? Come vediamo le esperienze brevi come i campi estivi?
Nel momento di condivisione verranno presentate le riflessioni avvenute nei gruppi in maniera breve, ogni gruppo avrà poi il compito di introdurre l’argomento nelle serate successive, quando ci sarà il tema all’ordine del giorno.
Ogni gruppo avrà un referente. I referenti saranno: Paola, Marzia, Valentino e Matteo.
In allegato trovate:
- l’ultima versione dello Statuto scritto da P.Bizimana
- il regolamento di Casa del Progetto Amahoro datato 1995 che richiede un aggiornamento e sul quale potreste cominciare a riflettere


Centro Missionario Diocesano
via Ferrari Bonini, 3
42121 Reggio Emilia
tel. 0522-436840 fax 0522-433991
mail: denis.cmdre@gmail.com
web: www.cmdre.it



venerdì 28 ottobre 2011

Missionari di pace, testimoni di Dio

E' bello essere qui stasera per salutare amici pronti a partire, 
ritrovandone tanti altri che sono pronti a sostenerne i cammini.
Una settimana fa sono rientrato dal Rwanda, e nel portarvi una semplice testimonianza vorrei raccontarvi una piccola storia:
E' la storia di una ragazza. Una ragazza nata in Rwanda, da una famiglia numerosa 
di 8 fratelli, come tante c'è ne sono nel paese. La sua infanzia trascorre serena,
fra scuola e la bellezza di apprendere i mestieri della donna, come da tradizione: l'amore nel coltivare la terra, l'arte nell'arrangiarsi a cucinare, e l'abilità nel riassettare casa.
Ma a soli 12 anni, la madre muore dopo una lunga e dolorosa malattia:capisce così, che dovrà crescere in fretta per prendersi cura dei fratelli e delle sorelle. Nonostante questo lutto, è una ragazza che trova nella fede e nella preghiera una grande forza, e nel servizio in parrocchia il modo per servire la sua chiesa. Non solo, frequenta un ragazzo 
con la serietà e consapevolezza di chi è in cammino per discernere la propria vocazione, sia essa matrimoniale, sia essa una strada diversa.
Non c'è nessuno a cui non sia legata, ognuno nel villaggio può contare sul suo aiuto; 
tutti ne hanno una grandissima stima.
La guerra e il genocidio però arriveranno a destabilizzare la vita nel piccolo paese africano:famiglie intere spazzate via, campi distrutti, case rase al suo, niente e nessun viene risparmiato..
cosi sarà anche per lei che perderà un fratello, nipoti amici, ma non solo; 
Non c'è il tempo per capire la grandezza del dramma e allora via..
La fuga nel vicino Burundi, la diaspora di fratelli e sorelle.
Il ritorno a casa ritrovando il padre in carcere ingiustamente per otto, lunghissimi anni.
Ogni giorno percorre la lunga strada sterrata che porta alla prigione per portargli
il necessario:cibo,acqua e vestiti.
La fatica di ricominciare, nell'incertezza del futuro, affidandosi solo a Lui..il Signore, che piano piano comincia a chiamarla a sé, alla sua sequela.
Lei subito non capisce, non vuole ascoltare,perchè spaventata, poi riconosce il quel “seguimi” il Suo volere, nel servizio ai poveri, ai piccoli, agli ultimi.
Oggi quella ragazza,di nome Egidia,che scelse di seguire Gesù lasciando tutto, 
è una delle responsabili delle case Amahoro, quella di Bare.

So che vi state chiedendo il motivo per il quale vi ho raccontato qs storia.
Semplicemente credo che rappresenti bene quel segno che Don Gigi Guglielmi fondatore del progetto, voleva fossero le case.
E soprattutto perchè impersona la verità di una “testimone di Dio,e missionaria di pace”.

Durante quest'anno,la fatica di apprendere due lingue, mi ha aiutato però a costruire relazioni nuove, relazioni vere,
con chi ci viveva accanto, laddove i legami d'amicizia e solidarietà fra persone, erano state uccisi e sepolti insieme ai corpi di quasi un milione di vittime.
Un piccolo aspetto dei tanti doni ricevuti in quella terra,che questa sera condivido con voi,
nella bellezza che porta l'incarnarsi sentendosi parte di una famiglia,
come lo sono state per noi le case Amahoro.




giovedì 13 ottobre 2011

Ho perso il conto delle volte che l'ho fatta:
al mattino presto avvolto  nella nebbia di nuvole  basse,
di giorno con la vita che ne riempie i bordi, 
con quegli uomini lenti che spingono biciclette colme di tutto
e la sera tardi nelle luci fioche di candele artigianali,
ma ogni volta è lo stesso stupore.
Come se la mente resettasse,
per lasciarsi meravigliare ancora.
Si perchè la strada che ti porta da Kibungo a Bare
è un pò simbolo del Rwanda.
Sterrata e segnata dalle pioggie gonfie,
corre in mezzo a colline vestite di bananeti e fagioli:
Don Gigi voleva che le case fossero segno nascosto.
Come quella casa, isolata,
"abbracciata alla parrocchia"
quasi al di là del confine,
che devi andare a stanare, tanto è lontana.
Quella strada dove ci sono ancora casette di terra,
storte e stanche, che il governo non vuole più vedere.
Li può guardare in faccia il paese;
Quei metri,in Toyota
spostandomi fra le tre case,
mi hanno messo tra le mani questa terra.
E nel ringraziare nella preghiera
il Rwanda dei suoi tanti doni,
chiedo scusa per le volte che passando
"ho alzato la polvere" nel cuore di questi nostri fratelli.


Matayo

martedì 30 agosto 2011

scelta di famiglia...

..si perchè non è più il volontario
che desidera "scendere" solo,
ma la brama di una condivisione 
sempre più piena nella bellezza del matrimonio.
Scelta di famiglia che si rinnova dai tempi
di Gianmarco e la Patti;
Scelta di famiglia che qui
nelle vostre case Amahoro abbiamo
respirato a pieni polmoni...
non scontata per chi avrebbe potuto
spendere questi giorni di riposo diversamente.
Scelta di famiglia per incontrare
il Gruppo Padre Tiziano
che come noi è in missione in un modo altro.
Per continuare a camminare come fratelli 
nella terra amata del Rwanda.
Scelta di famiglia per sentire 
parte di quella famiglia missionaria 
che è la diocesi di Reggio Emilia.
Scelta di famiglia, 
l'attenzione ai piccoli,
che diventa stile di vita.
A voi, scelta di famiglia, Grazie.









sabato 20 agosto 2011

ed è un po come se ti fosse stata data un'altra possibilità....


...quando qualcuno che ami, profondamente, ti lascia.. è un pò come se il tuo corpo smettesse di essere tuo..la tua mente smettesse di pensare...come se le tue mani smettessero di afferrare di stringere e i piedi..di puzzare... quando qualcuno che ami ti lascia, sul serio..è un pò come se morissi un pò, anche tu...ed è un pò, come se vivessi..una vita nuova però...quella di un altro..e tu guardassi alla tua come un film...
è come se la terra ti venisse a mancare da sotto i piedi..a volte come se si sgretolasse.. a volte è come nei cartoni,quando una botola si apre sotto di te nel nulla,all'improvviso....a volte, all'improvviso è la notte..a volte, all'improvviso è prendere la macchina e girare e girare e girare...
quando la tua mente si riconnette su un pensiero..il pensiero è quello! fisso..è quella persona....e le domande si sprecano...le domande..ti uccidono...quanto l'hai amata, questa persona...?..quanto lei hai dato?..quanto le hai dimostrato..? quanta riconoscenza, quanto affetto, quante parole e quanti gesti..veri, sinceri..hai fatto per lei? finchè il tuo amato era al tuo fianco, hai fatto il possibile per renderlo felice?..finchè eravate insieme hai davvero lottato con lui ogni giorno per raggiungere il bene?...
...la vita ti da..la vita ti toglie... a me, come a tanti purtroppo, ha dato e tolto, tanto!
...e stare a galla in questo vortice è davvero dura...far finta di star bene a volte, è più difficile che star male..che di voglia di ringraziare proprio non ne hai..che l'incazzo che hai dentro ti rode il fegato..e sopravvivere al proprio dolore a volte ti sembra impossibile...rispondere alle attese degli altri è impensabile...ogni sforzo, in un senso o in un altro, è contro natura...
e come un bambino impari da zero...cadi cadi cadi...e poi ti rialzi e riprovi a fare il passo..uno alla volta...
e come un bambino non hai risposte..le uniche domande a cui basterebbe rispondere, obbiettivamente, sono quelle della tua mente..ma...non si può...perchè, se anche davvero avessi fatto tutto ciò che in quel momento era in tuo potere...l'unica risposta che riesci a tirar fuori è che..avresti potuto fare di meglio per lei..e a spot saltano fuori mille immagini di quando e quanto avresti potuto fare per amor suo...
e allora...in questa nuova vita in cui ti devi riinventare, in cui devi ritrovare te stesso, in cui il tuo cammino sembra non appartenerti più...proprio adesso, qui ed ora, ha senso sembrare ed essere ancora piu fuori di prima, semmai...e tirare fuori dalla propria mente tutto ciò che passa...ogni pensiero ogni sospiro ogni emozione...e comunicarlo all'altro...allo sconosciuto che incontri per strada, all'amico cambiato, al conoscente ritrovato...
non potrai mai sapere se al tuo amato hai dato tutto il meglio di te per renderlo felice... ma sicuramente, da adesso in poi, puoi dare l'anche di più a chi ti circonda... e magari chissà, che in questa follia, tu non riesca a sparare la cosa giusta al momento giusto...chissà che tu non riesca a dare un pò di sollievo a qualcuno, che senza saperlo, è in un periodo particolare...
chissà, allora, che forse, il perchè di questa perdita non stia proprio in questo: nel farti tirare fuori il meglio nell'Amare l'altro..Chiunque Altro...e nel tendere con lui alla vera Felicità...
ciò che magari non hai fatto prima...lo puoi sicuramente fare ora...